In una recente intervista al giornale tedesco Bild am Sonntag, il calciatore della Fiorentina Kevin Prince Boateng si è sfogato contro il calcio di oggi e contro la “maledizione” dei soldi in questo sport.

Che il calcio oggi sia un business non è né un segreto né un “male”: anzi, proprio per questa caratteristica è possibile prendere spunto dalle dichiarazioni di Boateng per fare delle osservazioni sul business e migliorare, in particolare, la motivazione delle persone.

Una delle prime dichiarazioni di Boateng è stata « Il calcio è solo un business e tu sei un numero. Se non lavori, vieni sostituito, semplice. Non c’è più alcuna lealtà. È triste. Bisognerebbe fare un sondaggio e vedere quanti giocatori sono contenti di andare agli allenamenti, in quanti si divertono. Ovviamente il calcio per i professionisti è un lavoro, ma è così ben pagato che diventa uno stress, la pressione è gigantesca. E così si fa presto a parlare di depressioni o cose del genere. Anche a me ci sono momenti nei quali mi diverto e momenti nei quali non mi diverto. Prima mi divertivo sempre ». 

Già questa dichiarazione offre spunti interessanti, come l’importanza  – nello sport come nel business – di sentirsi considerati come persone e non come numeri e l’importanza di provare emozioni positive associate al proprio lavoro

Un’altra dichiarazione si rivolge invece alle nuove generazioni, ai calciatori più giovani che avendo già “tutto e subito”, non sono motivati a migliorare: « Mi infastidisco quando vedo i ragazzi che non vivono il proprio talento. So cosa vuol dire buttarlo via. Alcuni a 19 anni guidano una Mercedes, ricevono lo stipendio e si accontentano. Hanno tutto quel talento e non fanno niente, nessun allenamento extra, niente. Pensano a giocare alla Playstation e guardare Instagram. Sono gli ultimi ad arrivare agli allenamenti e i primi ad andarsene. Un tempo lo facevo anche io, ma oggi nel calcio non te lo puoi più permettere. Credo che il calcio sia cambiato così come sono cambiate le persone ».

Anche qui emerge un altro spunto interessante: la capacità di gestire il cambiamento e di far sì che avvenga una trasmissione positiva di valori tra le “vecchie” e le “nuove generazioni”. Non è un caso che, nello sport come nel business, il “passaggio generazionale” sia qualcosa di molto delicato: basti pensare ad una squadra di calcio che, quando “finisce un ciclo” col ritiro o la cessione di alcuni calciatori, deve attendere anni prima di tornare a vincere oppure a ciò a cui va incontro un’impresa quando gli imprenditori che l’hanno fondata vanno in pensione e passano il timone ai figli.

Sentirsi considerati come persone, provare emozioni positive al lavoro, gestire il cambiamento e trasmettere valori positivi: essere capaci di attuare questi spunti emersi dall’intervista a Boateng significa aumentare la motivazione delle persone in maniera esponenziale. Per chi è interessato al tema, il consiglio di lettura è il libro dal titolo Perché – La logica nascosta delle nostre motivazioni di Dan Ariely, già autore del bestseller Prevedibilmente irrazionale.