È il pizzaiolo numero 1 al mondo e riceve ogni mese quasi 15mila clienti in un borgo di soli 5 mila abitanti. 

Forse sembra la sceneggiatura di un film, ma è la storia vera di Franco Pepe, un’eccellenza tutta italiana, l’ennesima conferma di come competenze, talento e idee possono fare la differenza anche quando ti dicono che sei « pazzo » e non vivi in una metropoli.

Franco Pepe è da tre anni il miglior pizzaiolo d’Italia e del mondo (ha ricevuto il plauso anche del premio Pulitzer Jonathan Gold) e, in una recente intervista all’Huffington Post, si è raccontato lasciando scorgere il lavoro dietro al suo strepitoso successo, un’ottima ispirazione per i lettori di One Minute Club.

Nato come figlio d’arte in una famiglia di pizzaioli, Franco avrebbe potuto avere già tutte le porte aperte. Ma, nell’Italia degli anni Settanta, il pizzaiolo è considerato un mestiere “umile” e così il papà lo indirizza a diventare professore di Educazione Fisica. Per molti anni, Franco vive una “doppia vita”: al mattino lavora e la sera studia… la pizza, al forno della pizzeria di famiglia. Anche quando fa altri lavori, come quando è salumiere dal nonno Ciccio o persino dopo aver vinto un concorso come postino a Milano, Franco scende ogni fine settimana a Caiazzo per affinare il talento e le competenze che lo porteranno a diventare il pizzaiolo numero uno al mondo che è oggi.

Quando nel 2012 decide di lasciare l’attività di famiglia per aprire la sua pizzeria (sempre nella piccola Caiazzo con i suoi 5 mila abitanti) indebitandosi e rischiando tutto, poco dopo la morte del padre, la reazione – racconta Franco – è semplice: « All’inizio non è stato facile. Mi davano del pazzo: lasciare un’attività avviata per aprire in un posto dove tutti scappavano, nel centro storico. Io ci credevo, mi sono indebitato e sono andato avanti. È stato difficile perché mio papà era mancato da poco, e quindi io e i miei fratelli dovevamo continuare l’attività di famiglia. Ma non era la mia strada. Non potevo restare lì. Avevo bisogno di un progetto tutto mio. ».

Un rischio che, a distanza di 7 anni, ha ripagato con un successo forse superiore alle aspettative: « Non ho tolto nessuno dall’azienda di famiglia e ho aperto una piccola impresa con solo sette persone. All’inizio ho parlato chiaro ai miei dipendenti: gli ho detto che non sapevo quanto sarebbe durata e se sarei riuscito a pagargli lo stipendio a fine mese. Sono rimasti, e oggi siamo in 42. I miei fratelli invece sono rimasti nella vecchia pizzeria, e continuano a fare la pizza di papà ».

Un’eccellenza che, oltre a fondere talento e competenze, porta avanti un’idea di pizza popolare in una piccola realtà diventata faro mondiale grazie a Franco Pepe.  Ed è pronta a venire esportata nel mondo con la sua consulenza e formazione: il consiglio di lettura, seguendo le parole di Pepe « solo chi ha le idee chiare e forza di volontà ce la può fare » è il libro dal titolo Perché – La logica nascosta delle nostre motivazioni dell’autore Dan Ariely.