Netflix, Prime Video e la corsa al Product Placement | OneMinuteClub

A molti di noi non sarà passata inosservata la presenza, nelle serie tv, di prodotti e brand di lusso. È capitato e capiterà ancora ed è un’usanza ormai comune. Questa operazione – definita tecnicamente product placement – e basta guardare la tv per capire cosa sia, soprattutto su piattaforme come Netflix, Prime Video, là dove non c’è pubblicità, ma i contenuti sono pieni di product placement: un caso su tanti, nel primo episodio della seconda stagione Stranger Things, la famosa serie tv di Netflix, c’è una scatola biancorossa con il logo di KFC ben in mostra.

Per spiegare che cos’è il product placement, un’ottima fonte è Martin Lindstrom, il consulente marketing statunitense che nel suo manuale ‘Neuromarketing’ spiega appunto l’influenza della neuroscienza sulla pubblicità.

Come e quando si parla di Product Placement e cos’è ?

Il Product Placement è una forma di comunicazione commerciale che consiste nell’inserire o nel fare riferimento a un prodotto (a un servizio o a un marchio) all’interno di un contenuto narrativo già precedentemente costituito ed architettato, quale può essere ad esempio un film cinematografico, un programma di intrattenimento televisivo, un videogioco.

Il product placement, come spiega Lindstrom, può decretare il successo di un prodotto e funziona soprattutto in campo cinematografico. Un classico esempio è quello della Ray-Ban, una società che produce occhiali da sole. All’inizio degli anni ’80 essa stava affrontando un periodo di crisi. Quando però la Ray-Ban firmò un contratto con il regista di Risky Business, il cui protagonista era Tom Cruise (che doveva indossare quegli occhiali in quel film), l’azienda cominciò a riprendersi. Ma a decretare il successo della Ray-Ban è stato il film Top Gun, grazie al quale l’azienda vide aumentare i suoi profitti del 40%.

Forse non sono tanti ad avere il budget per investire nel product placement cinematografico, ma nulla vieta di farlo strategicamente in contesti locali e mirati: ciò che conta è infatti riuscire a capire ed orientare quello che accade nel cervello dei clienti quando sono interessati ad acquistare, come spiegato dettagliatamente nel libro Neuromarketing.