Il 25 giugno 2009 è scomparso Michael Jackson. Sono ormai passati dieci anni dalla scomparsa di una delle maggiori star del pop, probabilmente la prima vera star globale della musica. 

Jackson è stato un talento, perché ha saputo rivoluzionare la musica riuscendo a costruire la sua icona. Al momento della morte, secondo le stime, aveva accumulato un patrimonio di 500 milioni di dollari. Gli esordi in casa Motown con i Jackson 5, l’exploit solista nella stagione disco con Off the Wall (1979), ma soprattutto il fenomeno Thriller (1982) che, dall’alto dei 110 milioni di copie vendute è semplicemente l’album di maggior successo di tutti i tempi, hanno fatto sì che nelle casse di Jackson , tra il 1985 e il 1995, entrassero tra i 50 e i 100 milioni di dollari l’anno.   

Ma nonostante l’essere una delle star più ricche ed amate al mondo, soprattutto negli ultimi anni della sua carriera e per le controverse vicende personali che l’hanno coinvolto, Michael Jackson non ha mai fatto mistero del suo difficile rapporto con la felicità: un caso che ci porta spesso a domandarsi se (e come) il denaro possa fare la felicità, o meno.

Proprio su questo argomento, la domanda che pone Hal Urban – specializzato in scienze dell’educazione e psicologia ed insegnante nelle università e nelle scuole superiori – all’interno del suo libro ‘Quello che conta’ è se il denaro sia ‘buono o cattivo’.

Questo è il primo interrogativo che Hal Urban pone, a se stesso e ai lettori, vista l’ambiguità con cui spesso si affronta l’argomento: quando si parla di una persona di successo spesso ci si riferisce a una persona facoltosa, quindi in questo caso il denaro assume una connotazione positiva.

Tuttavia, un detto afferma che i soldi non fanno la felicità, e addirittura un altro asserisce che i soldi sono la causa di tutti i mali! Come risolvere allora tale ambiguità? Innanzitutto l’autore afferma che il denaro non è un male, lo è invece l’estremo attaccamento ai soldi: ciò che realmente conta è come vengono guadagnati e l’uso che se ne fa. Inoltre il denaro può dare più felicità di quanto non possa fare la miseria.

In secondo luogo Urban fa riflettere sul fatto che il successo non è direttamente legato al denaro: molti di coloro che hanno guadagnato somme di denaro molto grandi e sono anche riusciti a conservarle hanno poi lamentato un’esistenza vuota e priva di senso, sono diventati schiavi del denaro.

Due riflessioni interessanti, abbinate ad uno stile di scrittura piacevole che ci fanno suggerire di aggiungere – a chiunque si interessi del rapporto tra denaro e felicità – il libro Quello che conta alla propria biblioteca personale.