Gli Stati Uniti d’America sono dei forerunner, dei veri “precursori” in tutti i campi. Anche sul lavoro hanno introdotto in anticipo dei cambiamenti, che solo successivamente arriveranno in Europa ed Italia. In tempi più recenti, una delle nuove figure che hanno inserito è davvero molto affascinante e viene descritta con la denominazione di Chief Happiness Officer.

Chi è, di che cosa si occupa il Chief Happiness Officer?

Il CHO non è nient’altro che il manager della felicità, ovvero quella persona che ha il compito di tenere alti i livelli di soddisfazione, motivazione ed armonia in azienda, il luogo dove mediamente trascorriamo la maggior parte della giornata. Lavorare motivati, si sa, aiuta ad essere produttivi e competitivi.

Il Chief Happiness Officer ha un ruolo trasversale, non guarda soltanto ad un compartimento dell’azienda, ma ha come compito e obiettivo il benessere complessivo dei lavoratori e delle organizzazioni. Il concetto predicato e diffuso è il seguente: “i collaboratori felici sono i collaboratori migliori”. 

La figura del CHO si sta diffondendo sempre più negli Stati Uniti, con tanto di percorsi certificati per svolgere la professione e programmi formativi ad hoc per i manager in questo ambito.

Dell’importanza della felicità sul lavoro ha parlato anche l’autore Srikumar S. Rao, laureato in Marketing presso la Graduate School of Business della Columbia University nonché MBA presso l’Indian Institute of management.

Nel suo libro “La felicità al lavoro” l’autore parla dell’importanza delle scelte “buone” o “cattive” rispetto a ciò che ci circonda. Ogni volta che avviene una scelta “cattiva”, aggiungiamo stress alla nostra vita, con un impatto enorme sulla stessa e rafforziamo la sensazione di essere una pedina insignificante nel mondo, su cui non abbiamo il minimo controllo.

In più, se ci pieghiamo a questo meccanismo, la nostra sensazione si trasformerà in realtà, grazie alla profezia autoavverante: se credo che qualcosa succederà probabilmente metterò in atto una serie di azioni che, anche senza volerlo, faranno sì che quella cosa accada.

Secondo S. Rao, la verità è che bisogna limitarsi ad osservare semplicemente quello che accade, senza farsi trascinare dalle emozioni.

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