È uno dei piatti più amati in Italia e nel mondo, genera un giro d’affari di miliardi di euro e di recente ha vinto anche uno speciale premio Nobel. La pizza italiana, un prodotto che è quasi un culto, si conferma un business ed un’idea imprenditoriale di grande valore per tanti motivi.

Un primo motivo le è valso la vittoria dell’IG Nobel 2019 – un curioso premio assegnato dalla rivista Annals of Improbable Research e dall’Università di Harvard alle ricerche scientifiche insolite, quelle che fanno “ridere ma anche riflettere” – e consiste nelle sue proprietà capaci di proteggere da malattie e morte.

Come riportato da uno dei vincitori, l’epidemiologo Silvano Gallus, una buona pizza racchiude tutte le virtù della dieta mediterranea, può proteggere dall’infarto del miocardio e da alcune forme di tumore: a patto, però, che gli ingredienti siano effettivamente quelli tipici della dieta mediterranea e che siano di ottima qualità (ancora meglio se “Made in Italy”).

Il secondo motivo è il grande giro di affari che, come riportato da Coldiretti, si attesta sui 12 miliardi con circa 100 mila lavoratori fissi nel settore, ai quali vanno sommati circa la metà in aggiunta durante i fine settimana. I numeri dicono che ogni giorno in Italia vengono sfornate circa 5 milioni di pizze in oltre 60 mila pizzerie e con un consumo pro capite molto più alto che nei paesi europei: 7,6Kg all’anno contro i 3-4 dei principali Paesi d’Europa.

« È un piatto sano e genuino che riesce a declinarsi in tante varianti diverse a seconda della regione d’appartenenza, dove anche con condimenti locali si mantiene inalterata la tradizione di questa ricetta 100% italiana », ha commentato il Presidente di Coldiretti Liguria, Gianluca Boeri.

Ed è anche, come abbiamo visto, un ottimo settore dove inserirsi con nuove idee imprenditoriali, magari studiando ed applicando il libro Strategia Oceano Blu presente su One Minute Club degli autori W. Chan Kim e Reneé Mauborgne, che mostra come cambiare le regole del gioco di mercato già saturo, vincendo la concorrenza senza “combattere”.