Un’azienda può assumere i migliori talenti e persone formate pronte a dare il massimo, ma nel momento in cui il manager è poco produttivo, i talenti scapperanno alla prima nuova opportunità. Nelle aziende, che siano pubbliche o private, la figura del manager deve avere qualcosa in più degli altri, soprattutto deve essere in grado di gestire le risorse.

Si dibatte spesso su come debba essere un buon manager o un responsabile che deve organizzare un’azienda e saper utilizzare le sue risorse. In questa direzione, Google, una delle aziende tra le più attente ai temi del management e dell’HR, ha sviluppato una ricerca prodotta da Projet Oxygen.

L’idea è trovare una serie di caratteristiche riconoscibili, che possano essere quelle appartenenti al buon manager, in modo da farle sviluppare al personale interno a Google e selezionarle nelle future assunzioni dell’azienda, in modo da poter mettere sviluppare le proprie competenze.

La caratteristiche del buon manager individuate sono: essere un buon insegnante, non soltanto per la risoluzione del problema, ma anche per aiutare agli altri di risolvere le varie situazioni. Deve essere aperto e risolutivo e non punitivo, creando un buon clima di lavoro.

Ad approfondire questo tema ci ha pensato Gian Maria Zapelli, partner di Galgano & Associati, Senior Consultant in ISMO e fondatore di HC srl, che ha sviluppato la sua esperienza agendo in contesti organizzativi complessi, acquisendo in tal modo una forte predisposizione nell’analisi dei sentimenti e dei comportamenti organizzativi manageriali.

Ne ‘Il colloquio trasformativo’ libro scritto proprio dal Zappelli, si parla appunto del ruolo del manager. La complessità del quadro che si è generato – secondo Zappelli – ha portato le aree manageriali aziendali a rivedere molte posizioni, a riformulare ruoli e competenze sino al creare delle figure, “intermedie”, che evidenziano chiaramente una netta trasformazione della figura del “capo”.

Oggi, nelle imprese, molti ruoli, seppur contrattualmente non dichiarati o gerarchicamente indefiniti, assumono le sembianze di “figura manageriale” e si sobbarcano dell’arduo compito di gestire, coordinare e seguire persone addette alla sfera dell’output aziendale: parliamo del middle management, ossia dei capi intermedi o, meglio definiti dall’autore, “capi impercettibili”, che tuttavia sanno incidere nel sistema aziendale.