Si fa presto a dire “populismo” e a dare del “populista” a qualcuno: è una delle parole più in voga di questi anni nei dibattiti politici e non sono poche le volte in cui viene usata anche in maniera strumentale.

Che cosa significa davvero “populismo” e chi sono attualmente i leader politici più “populisti”?

A rispondere a questa domanda ci pensa uno studio commissionato dalla testata britannica The Guardian con la supervisione del Team Populism, una rete globale di scienziati politici pioniera dello studio dell’analisi dei testi negli studi sul populismo. La loro ricerca rappresenta, attualmente, lo stato dell’arte rispetto al tema.

Lo studio del The Guardian si è occupato di studiare i discorsi di 140 leader mondiali nel corso degli ultimi due anni, per un totale di 728 discorsi pubblici di primi ministri, presidenti e cancellieri in 40 paesi e, stando a questa ricerca, il numero di leader populisti rispetto ai primi anni 2000 è più che raddoppiato.

Prima di entrare nel dettaglio delle rivelazioni e delle classifiche dei diversi Paesi (Italia inclusa), soffermiamoci un attimo sul significato della parola populismo.

Secondo quanto è possibile tradurre dal sito del The Guardian

«I populisti tendono a inquadrare la politica come una battaglia tra le virtuose masse “ordinarie” e un’élite nefasta o corrotta – e insistono sul fatto che la volontà generale del popolo deve sempre trionfare. The Guardian sta adottando la classica definizione di populismo proposta dal politologo Cas Mudde. Il populismo, dice, è spesso combinato con un’ideologia “ospite”, che può essere sia a sinistra che a destra.

Il populismo è antico quanto la democrazia stessa, ma gli ultimi 10 anni si sono dimostrati particolarmente fertili: i leader populisti ora governano paesi con una popolazione combinata di quasi due miliardi di persone, mentre i partiti populisti stanno guadagnando terreno in più di una dozzina di altre democrazie, molte delle quali in Europa.

In questo contesto, il Guardian sta lanciando una serie investigativa di sei mesi per esplorare chi sono i nuovi populisti, quali fattori li hanno portati al potere e cosa stanno facendo una volta in carica».

Fatta questa premessa, veniamo ai dati: i punteggi assegnati sono stati divisi in 4 fasce ovvero non populista (valori 0-0.49); abbastanza populista (0.5-0.99); populista (1-1.49) e molto populista (1.5-2) con un’approssimazione verso il decimo più vicino in caso di valori medi. 

Primo in classifica troviamo il Venezuela del Presidente Hugo Chavez con punteggio 1.9, ultima in classifica la Germania con la cancelliera Angela Merkel ed un punteggio pari a 0, a metà classifica Italia, Ungheria e Stati Uniti con punteggi di poco inferiori a 1.

Per quanto riguarda l’Italia, va fatta una premessa: effettuando le misurazioni sul premier Conte, il punteggio non è stato elevato. Ma – aggiungono in una postilla i ricercatori – dal momento che i veri detentori del potere sono Di Maio e Salvini, è stata presa la decisione di modificare il punteggio, assegnando il valore 1 che la classifica come “populista”: un dato modificato ad hoc, per sottolineare la particolarità del caso italiano.

A prescindere dagli esiti, questa ricerca mostra anche quanta attenzione si sta sviluppando alla comunicazione ed alla persuasione politica, a prescindere dall’essere a favore di uno schieramento o di quello opposto: ecco perché consigliamo a tutti, sia a chi segue con interesse la politica che a chi ne è disinteressato, di acquisire gli strumenti per decodificare – e anche per “schermare” – la comunicazione in generale e quella politica in particolare.
Due ottimi libri per farlo sono sicuramente i testi dello psicologo statunitense Robert Cialdini, sia il classico Le armi della persuasione che il più recente Pre-suasion.