Il rapporto tra Amazon e le piccole e medie imprese italiane non è esattamente tra i più facili del mercato: c’è chi considera Amazon un partner strategico importante, c’è chi considera l’alleanza con il colosso di Bezos un “matrimonio che non s’ha da fare” e, nel mezzo, tutte le sfumature tra queste due posizioni opposte.

Si tratta, comunque, di un rapporto già esistente e degno di attenzione, soprattutto se si valuta un dato: nel 1999, la percentuale delle vendite di Amazon derivate dai partner di vendita era solo del 3%; nel 2018, quasi vent’anni dopo, questa percentuale è cresciuta fino ad arrivare al 58%.

Una crescita che ha portato con sé quella delle PMI italiane che – stando ai sondaggi interni tra i partner di Amazon – hanno creato più di 18mila posti di lavoro in conseguenza di questo sviluppo, piuttosto equamente distribuiti nelle diverse aree dell’Italia: 30% al Nord-Ovest, 30% al Sud, 20% al Centro ed il 10% al Nord-Est e nelle Isole.

Secondo i dati del 2018, le imprese presenti su Amazon sono circa 12 mila, con oltre 500 milioni di euro di vendite all’estero solo nel corso dello scorso anno, con una crescita annua di circa il 50% all’anno.

Eppure, questi risultati sono ancora “indietro” rispetto alla media europea sull’e-commerce e le PMI italiane stanno “lasciando sul piatto” ancora una bella fetta di vendite, come riportato anche dalle parole di Mariangela Marseglia, VP Country Manager per Amazon Italia:

« L’e-commerce rappresenta oggi, in Italia, il 7,3% delle vendite al dettaglio online e ammonta a 31,6 miliardi di euro. In Europa l’e-commerce vale l’11%. Se l’Italia raggiungesse la percentuale europea crescendo solo del 3,7%, ci sarebbero ulteriori 16 miliardi di euro provenienti dalle vendite online da cui le PMI potrebbero trarre vantaggio ».
Dati e numeri da tenere in considerazione, soprattutto per gli imprenditori di settori merceologici che hanno grande successo su Amazon.