Smart working nuova normalità? 3 cose da misurare per renderlo efficace | OneMinuteClub

La riapertura dopo il lockdown prosegue con un graduale ritorno ad una “nuova normalità”, un ritorno fatto anche di cose che sembrano destinate a diventare nuovi standard del business.

Uno di questi è sicuramente lo smart working, un argomento di cui abbiamo parlato sia nel mese di Marzo che nel mese di Aprile e sul quale oggi, a distanza di oltre due mesi dal primo lockdown, molte più aziende e professionisti hanno già un minimo di esperienza pratica, di quanto non fosse a Gennaio 2020.

Anche se due o tre mesi, tra l’altro trascorsi in condizioni straordinarie, non rappresentano una finestra temporale di lunga portata, sono sicuramente un punto di partenza per considerare alcune necessità per le imprese italiane, soprattutto se consideriamo due notizie, riportate da diverse testate tra cui Il Corriere della Sera

  • la prima notizia è che, secondo un sondaggio condotto su 500 manager italiani lo scorso mese, l’84% dei manager è convinto che lo smart working diventerà una modalità standard di lavoro, nonostante il 50% pensi che sia una modalità che impoverisce i rapporti umani.

  • la seconda notizia è che Facebook e Google si sono già instradati verso una standardizzazione dello smart working, o comunque hanno annunciato che manterranno una modalità di lavoro da casa fino alla fine del 2020.

Un terzo dato molto importante per inquadrare il tema sotto il profilo italiano è che, dal sondaggio condotto su 500 manager, il 27% delle piccole e medie imprese (quindi quasi 1 su 3) si è cimentata per la prima volta con lo smart working.

Come abbiamo fatto notare anche negli articoli precedenti, vale la pena focalizzare l’attenzione su alcuni aspetti importanti, al fine di rendere davvero efficace lo smart working.

Premesso che “home working” (ovvero lavorare da casa magari “copia-incollando” il lavoro in ufficio nei processi e nei tempi) è qualcosa di diverso dallo “smart working” (il lavoro agile con una determinata organizzazione ed un’assenza di vincoli orari e spaziali), ecco 3 cose da misurare per rendere il lavoro efficace dopo questi 2 mesi di lockdown.

  1. Le performance e i risultati: che tipo di risultati sono stati ottenuti nei mesi di Marzo ed Aprile, rispetto ai mesi di Gennaio e Febbraio? Le prestazioni aziendali sono aumentate o diminuite? Con quali esiti? È chiaro che una misurazione di questo tipo deve tenere conto delle variazioni dovute all’emergenza Covid-19, ma sono comunque dati importanti da misurare.

  2. Il livello di fiducia e di coesione del team aziendale: è aumentato? È diminuito? Che cosa è stato fatto per coltivare le relazioni in azienda, data l’impossibilità di incontrarsi di persona? Qual è stato l’impatto della fiducia e della coesione del team sulle performance e sui risultati?

  3. Gli errori di gestione: quanti e quali errori sono stati commessi? E di che tipo? Si tratta di errori già verificati nei mesi precedenti, o di errori nuovi conseguenti al lockdown? Quali sono stati gli errori “di routine” e quali gli errori “straordinari” dovuti all’emergenza?

Queste 3 “cose”, se ben misurate, possono fornire un primo quadro concreto dell’andamento della tua azienda, secondo alcune delle variabili più importanti della Performance Management Formula elaborata dal Dr Roberto Castaldo.

Se il tema ti interessa e vuoi migliorare lo smart working nella tua impresa sapendo esattamente che cosa misurare e come misurarlo, clicca qui per partecipare al prossimo webinar del Dr Roberto Castaldo.