5,5 miliardi di euro: una cifra che sembra enorme, ma è invece molto piccola se riferita agli investimenti nell’istruzione fatti da uno Stato europeo.

Questa cifra, purtroppo, riguarda l’Italia che si conferma da più di 10 anni quasi fanalino di coda rispetto alla media europea ed agli Stati dell’UE che solo alcuni decenni fa guardavano al nostro Paese come ad un modello da imitare.

«Le spese per le statali sono in caduta libera da 10 anni e sono pari a meno della metà della media Ue», queste le dichiarazioni provenienti dall’Osservatorio CPI di Cottarelli, che registra anche una caduta di quasi due punti percentuali della spesa pubblica.

Per avere un quadro orientativo del contesto europeo, l’Italia è ultima su 28 stati negli investimenti per l’università, mentre in testa alla classifica troviamo la Germania con 25,1 miliardi di euro (pari allo 0,8% del PIL) seguita dalla Francia con 14,9 miliardi (0,6%).

Dati, questi, che si accompagnano e spiegano come mai il 20% degli italiani da 15 e 24 anni si trovi nella singolare situazione di “Neet” (Not in education nor in employment or training), ovvero non studiano e non cercano lavoro e di come solo il 21% della popolazione italiana sia laureata, rispetto alla media UE del 34,5%.

Se questi dati fanno riflettere sul fatto il settore dell’istruzione dovrebbe ricevere maggiori investimenti statali e creare una classe di professionisti ed un sistema che eviti anche la sempre più frequente fuga di cervelli, è importante anche focalizzarsi sulle cose che sono sotto il proprio controllo per migliorare la propria preparazione universitaria e le proprie competenze senza dipendere da ciò che non è sotto il proprio controllo.

Da questo punto di vista, iniziate come One Minute Club danno un contributo proprio nella direzione di consentire lo sviluppo personale e delle proprie competenze con investimenti assolutamente alla portata e puntando a migliorare sempre più ciò che è sotto il proprio controllo.