La storia di oggi viene dall’Iraq, è davvero un esempio per tutti noi e va dato credito ad Alissa J. Rubin del New York Times per averle dato rilevanza internazionale. 

Si tratta della storia di una giovane 14enne irachena che ha perso da piccola il braccio destro ed entrambe le gambe a causa di una bomba, ma non ha perso il sorriso e la voglia di vivere, arrivando a scoprire il suo talento nello sport e diventando una delle migliori giocatrici di ping pong irachene.

Questa giovane campionessa si chiama Najla Imad Lafta, figlia di Imad Lafta, un tecnico che ha lavorato per i soldati iracheni originario di Baquba, una città a 60km da Bagdad talmente pericolosa che, negli anni in cui Najla ha perso gambe e braccio destro, gli americani vi si avvicinavano soltanto con l’elicottero, per evitare le bombe improvvisate che infestavano la strada.

Era il giugno del 2008 e Najla aveva solo tre anni quando è avvenuta la tragedia, ma da quel momento sono cambiate tante cose ed oggi la storia da raccontare non è una storia triste, ma una grande ispirazione ed un invito andare oltre i limiti.

Solo cinque anni fa, Najla compra una racchetta da ping pong e comincia a giocare da sola a casa con il muro. Gli inizi non sono esattamente incoraggianti, ma il papà Imad ha un amico – Hossam Hussein al-Bayat – che è un ex allenatore di ping pong e scout per la Nazionale Paralimpica ed un giorno gli chiede, in amicizia, di passare a trovarlo.
Naja non è ancora una campionessa navigata, ma da quell’incontro accade qualcosa perché la giovanissima mostra una velocità fuori dal comune. Così, a casa il papà decide di investire nell’acquisto di un tavolo da ping pong che occupa quasi tutto lo spazio… e l’amico al-Bayat decide di allenare Najla quotidianamente.

Il resto è un escalation di successi che porta Najla ad entrare nella nazionale paralimpica irachena a soli 12 anni, vincendo diversi trofei tra cui la medaglia d’oro nel campionato iracheno e quella d’argento nel campionato asiatico. Uno dei segreti del suo successo sportivo è il focus: « Non guardo mai me stessa e neanche l’avversaria, mi verrebbe paura. Solo la pallina e il campo, la pallina e il campo ».

Najla ci mostra una storia di grande forza e che può essere d’esempio per molti che, pur vivendo in condizioni ambientali e fisiche ben più agiate di quelle della giovane campionessa, non riescono a mantenere un livello alto di motivazione in ciò che fanno: in questi casi può essere molto utile – oltre a farsi ispirare più volte da questa storia – la lettura di uno dei libri pionieri dello sviluppo personale come Psicocibernetica di Maxwell Maltz.