La città italiana dove nascono più start-up all’anno? Milano naturalmente. Il capoluogo lombardo primeggia in questa classifica con ben 18 start-up, come riportato da un articolo de ‘Il Sole 24 ore’.

È stato messo in risalto quanto ci sia stata un’accelerazione nel settore delle start-up: Milano è stata in grado di attrarre più del 20% delle 965 realtà innovative che hanno aperto un’attività in Italia. Sono aziende più strutturate della media, con 74 realtà del territorio ad avere già più di dieci addetti di cui il 10% ha un capitale sociale oltre i 100 mila euro.  

 

Milano è del resto una città decisamente innovativa, ricca di aziende e spazi co-working e con un alto concentrato di multinazionali, università ed investitori che, inevitabilmente, favoriscono lo sviluppo di idee imprenditoriali.

 

Ma come mai c’è questa “corsa” alle start-up?

Negli ultimi anni, anche per via dell’esigenza di “creare un lavoro” e la difficoltà di trovarlo nei settori già saturi, sono esplose le start-up. Con questo termine intendiamo quelle aziende, di solito di piccole dimensioni, che si affacciano sul mercato sull’onda di un’idea innovativa e devono farsi strada per fare il “boom” e diventare aziende redditizie e strutturate.

Diverse startup hanno successo e molte altre falliscono. Spesso il fallimento non è causato dalla poca competenza, ma piuttosto dalla mancanza di coraggio, dalla poca combattività, dalle incomprensioni con i soci o dal mancato equilibrio tra vita personale e professionale.

 

Il concetto di fallimento è stato ben spiegato da Fernando Trias De Bes nel bestseller ‘Il libro nero dell’imprenditore’. Trias è un imprenditore spagnolo laureato in Scienze Aziendali. Ha frequentato il master in Business Administration all’ESADE e all’università del Michigan.

È socio fondatore della Salvetti & Llombart, società di consulenza specializzata in ricerca ed innovazione. Nel libro in questione lo spagnolo ha intervistato 14 imprenditori, attraverso i quali ha cercato di tracciare le avventure e le disavventure dell’imprenditore.

 

Come decidiamo di aprire una start – up o metterci in proprio aprendo un’attività nostra ?

 

C’è chi lo fa per un senso di sfida, chi perché semplicemente ritiene di avere le competenze in quel determinato settore ed intende mettersi in discussione e perché forse oggi è anche diventata una necessità.

Per mettersi in proprio non bisogna soltanto avere a disposizione liquidità economica, ma compiere ciò che potremmo definire un cambio di mentalità. Ci si trova, da imprenditori, dall’altra parte della barricata. È una scelta decisiva da compiere, come ad esempio quella che fa Neo – il protagonista del film Matrix – quando si ritrova a dover scegliere tra la pillola blu e la pillola rossa.

Il sogno start-up costa sacrificio, ma le ricompense sono l’autonomia e le tante opportunità che l’avventura stimolante e produttiva porta con sé.