Tra le maggiori produttrici di caffè al mondo c’è Lavazza. Un mercato in crescita con il brand che è riuscito a diventare anche official partner del torneo di tennis di Wimbledon per il nono anno consecutivo, un obiettivo che fa gola a molti, ma che soltanto in pochi hanno potuto raggiungere. 

A seguire le sorti dell’azienda fondata a Torino nel 1895 è Marco Lavazza vicepresidente dell’azienda, molto soddisfatto degli ultimi risultati ottenuti dall’omonima azienda che segue principi di business e piani aziendali secondo cui ‘La sostenibilità deve essere per prima cosa economica’.

L’azienda è cresciuta 8 volte come fatturato in pochi anni, una crescita basata su radici solide, cultura del lavoro, tradizione familiare, ma anche la volontà di non sedersi sugli allori, guardando sempre avanti e provando delle sperimentazioni. 

Lavazza, grazie alla sua capacità di negoziazione, rapporti e leadership, ha saputo studiare il mercato, ribaltando completamente le precedenti logiche. I profitti sono aumentati puntando soprattutto all’estero, studiando i comportamenti e le abitudini dei consumers degli altri paesi. Oggi il 70% del fatturato proviene dalle esportazioni, che sarebbero impossibili senza sperimentazioni.

Nuovi prodotti sono in rampa di lancio per il mercato straniero, altri sono già stati lanciati. In attesa di essere messo sul mercato inglese c’è l’Ice Cappuccino, che verrà servito in Inghilterra ed è nato da una joint-venture con la Pepsi, senza contare l’innovazione ecosostenibile con il prossimo lancio delle capsule del caffè sostenibili e delle tazzine commestibili.

Non ultimo, il fattore umano. Assolutamente fondamentale – come evidenziato nel libro di Kohlrieser dal titolo La scienza della negoziazione – per ottenere grandi risultati nel lungo termine e testimoniato dalle stesse parole di Marco Lavazza in una recente intervista su Panorama: « Ma la nostra invece è un’idea nata dentro l’azienda e intendo proprio nel dialogo con i nostri dipendenti, con i quali condividiamo gran parte dei progetti, coinvolgendoli e cercando di valutare con loro aspetti, idee, modifiche. Spesso, anzi, è proprio da loro che arriva lo slancio per intraprendere un nuovo percorso. Non bisogna imporre, ma condividere ».