Dopo cinquecento anni il genio di Leonardo Da Vinci non solo viene ricordato – il 2 maggio scorso sono passati 500 anni dalla sua scomparsa – ma la sua figura è continuamente celebrata. Pittore, scultore, architetto, scienziato, Leonardo è stato “tutto”. Una figura multitasking diremmo oggi, o più semplicemente dal multiforme ingegno e genio. 

La sua opera mia amata e certamente ambigua è la Gioconda, che ancora oggi suscita interrogativi su che cosa rappresenterà, chi è la donna del dipinto e che cosa sta guardando. La tesi dell’autoritratto è una strada battuta, ma non è l’unica e non è la sola.

In ogni caso, il dipinto più enigmatico della storia è ancora protagonista. A Parigi c’è il ‘Mona Lisa beyond the glass una mostra virtuale completamente digitale, che farà muovere gli spettatori in uno spazio 3D.  Un modo diverso per scoprire i segreti del dipinto, gli sguardi e le curiosità.

 Leonardo è stato senza alcun dubbio l’artista più talentuoso della storia, dotato di creatività, un talento così straordinario che ancora oggi ci si domanda se mai potremo vederne altri della sua vastità e portata.

Lungi dal voler dare una risposta definitiva a questo interrogativo, uno spunto interessante a proposito del talento ci viene dal giornalista statunitense Geoff Golvin, famoso per essere l’autore del libro “La trappola del talento”.

In una società dove il costante cambiamento ed il progresso tecnologico stanno modificando, via via, tutti i vecchi paradigmi di business e di mercato, l’innovazione e la creatività emergono come fattori indispensabili per non rimanere intrappolati nello standardizzato e poco proficuo circolo della “commoditizzazione”, dove il proprio prodotto o servizio non viene considerato nell’unicità del suo talento e beneficio, ma viene considerato una “materia prima” qualsiasi, facilmente sostituibile da altre simili e magari ad un prezzo inferiore. 

Per innovare e creare, il talento è qualcosa su cui puntare, soprattutto nell’accezione datagli da Golvin nel libro La trappola del talento che  – a dispetto di teorie “genetiche” o dell’idea che sia “innato” – insiste tantissimo sul concetto di metodo e di lavoro duro come elementi decisivi per l’affermazione del talento stesso.