Gamestop, il più grande rivenditore di videogiochi nuovi e usati nel mondo, sta subendo, ironia della sorte, un brutto “stop” economico e finanziario.

L’azienda americana è infatti in crisi da tempo e sta andando incontro a tagli importanti nel suo organico per correre ai ripari. Dopo aver raggiunto il picco più basso delle azioni dal 2003, ad inizio anno è stato smantellato quasi tutto lo staff di ThinkGeek – il brand di giocattoli acquisito dal gruppo nel 2015 per 140 milioni di dollari – mentre è notizia recente che 50 manager di alto livello operativi negli USA sono stati licenziati.

Si parla di manager e direttori vendita di diverse sedi e con RAL elevate, che coordinavano ciascuno almeno quindici negozi e punti vendita: fatale per loro, purtroppo, il mancato raggiungimento degli obiettivi minimi fissati dall’azienda.

In una e-mail inviata per conto di Gary Riding, vicepresidente senior dell’azienda negli USA, si legge che «nell’ambito della nostra continua iniziativa di trasformazione di GameStop, un team dedicato ha lavorato diligentemente per riallineare le nostre attuali regioni e distretti nel tentativo di ridurre i nostri costi e creare efficienza nella nostra organizzazione di leadership sul campo, in modo da poter reinvestire nel business».

E se una parte del piano di risanamento della crisi è il licenziamento dei manager, Gamestop ha anche annunciato le misure di reinvestimento per portare maggiore redditività: con buona probabilità, molte risorse saranno concentrate sui prodotti dedicati agli eSports ed al retrogaming, due settori evidentemente ancora in salute nonostante le difficoltà.

Sapere di un’azienda in crisi non fa mai piacere, ma ci auguriamo che il piano di uscita dalla crisi di Gamestop vada a buon fine: a chi si trova in situazioni simili o vuole prevenirle, consigliamo caldamente la lettura del libro Dieci comandamenti per fallire scritto dall’ex presidente della Coca Cola Company Donald R. Keough.