Ad alte performance corrispondono premi importanti. Forse non è sempre così nel business e nello sport, ma è sicuramente così in casa Ferrari.

È stato siglato infatti l’accordo di competitività coi sindacati per il periodo che va dal 2020 al 2023 ed i 3.500 dipendenti in Italia non possono che essere soddisfatti per dei premi che vanno da 4.600 euro fino a 13.000 euro a seconda dei traguardi raggiunti.

I KPI (key performance indicators) adottati da Ferrari per definire il premio sono:

  • il numero di vetture prodotte: l’obiettivo è di 11.500 unità
  • Ebitda (utili prima degli interessi, delle imposte, del deprezzamento e degli ammortamenti): obiettivo 1,7 miliardi di euro
  • Indicatori di qualità 
  • Assenze (escludendo ferie, permessi retribuiti e sindacali, legge 104, infortuni, maternità obbligatoria, permessi per donazione sangue).

Per ottenere questi risultati è chiaro che siano necessari interventi specifici e alla casa di Maranello ci sono idee chiare su come procedere, come riportato dal direttore delle risorse umane Michele Antoniazzi: « Lavorare in Ferrari è una missione e gli obiettivi ambiziosi che il gruppo si è dato con il piano strategico al 2022 sono una sfida per tutti noi, perché il bene dell’azienda coincide con il bene dei lavoratori e a noi tutti spetta il compito e l’obbligo di trasmettere alle future generazioni il patrimonio costruito a Maranello in 90 anni di attività, innovandolo. Per questo abbiamo aumentato del 45%, tra 2017 e 2018, le ore di formazione erogate (oltre 51.500) e per questo stiamo ulteriormente incrementando l’impegno: dobbiamo supportare il lancio di 15 nuovi modelli di vetture da qui al 2022 e lo sviluppo dell’ibrido, che rappresenterà il 60% delle vetture a fine piano».

E non è un caso che uno degli investimenti più importanti sia legato proprio alla formazione, talvolta sottovalutata da alcune imprese ma considerata un asset fondamentale dalle aziende di successo: il consiglio di lettura, per chi vuole migliorare la produttività, è sicuramente il libro di Charles Duhigg dal titolo Tre Volte Meglio.