Lo spot ammuffito di Burger King, la viralità che "spacca" | OneMinuteClub

Come si riconosce una pubblicità di successo? Tecnicamente, non è possibile farlo al momento del lancio, ma se ti chiami Burger King e fai quasi 1 milione di visualizzazioni in 24 ore del tuo spot, il primo risultato – quello di attirare l’attenzione – è già raggiunto.

Solo una settimana fa è stato infatti pubblicato il video spot The Moldy Whopper – tradotto letteralmente, la “cosa enorme” ammuffita – che, anche se bisognerà attendere i risultati di vendita (sarà commercializzato in tutti gli Stati Uniti solo a fine 2020), non si può dire che non si è subito fatto notare per l’idea controintuitiva all’origine dello spot.

Se, infatti, tutti i big del fast food pubblicizzano panini perfetti da vedere, patinati ed al massimo della loro “bellezza”, Burger King ha scelto di fare l’esatto contrario per pubblicizzare la scelta di rimuovere i conservanti artificiali dal suo panino di punta.

Nei 45 secondi dello spot, su una musica soft di sottofondo accompagnata da un dolce cantato femminile, troneggia l’altrettanto lento e veloce ammuffirsi del panino in primo piano, dal giorno 1 fino al giorno 34, concluso col messaggio The Beauty Of No Artificial Preservatives – la bellezza di nessun conservante artificiale.

Lo spot, rivolto al pubblico americano, non è comunque passato inosservato in Italia, rimbalzando tra le varie testate giornalistiche, i social e “spaccando” il pubblico in due: c’è chi applaude l’idea controintuitiva della “muffa” e chi critica l’uso dell’immagine di un panino ammuffito in un contesto che dovrebbe puntare a far venire l’acquolina in bocca agli spettatori.

Ad ogni modo, il Moldy Whopper è già presente in oltre 400 ristoranti negli Stati Uniti e sarà interessante verificare se le visualizzazioni e la viralità si convertiranno in un successo commerciale e di vendita. Burger King, dal canto suo, non è una nuova ad intuizioni pubblicitarie che le sono valse negli anni il consolidamento ai piani alti della sua categoria, capitanata dall’inarrivabile – chissà ancora per quanto – McDonald’s ed aperta alle influenze delle interazioni degli utenti online ed offline.

Il consiglio di lettura, per chi vuole approfondire l’impatto delle interazioni degli utenti sul marketing, è il libro dal titolo Open Marketing degli autori Andrea Boaretto, Giuliano Noci e Fabrizio Maria Pini.