È passata quasi una settimana dalla polemica Masanielli-Ferragni, forse uno dei pochi eventi che ha dato un po’ di filo da torcere al monopolio mediatico del 70° Festival di Sanremo.
Una polemica che è durata qualche giorno prendendo una piega inaspettata e che, adesso che si è esaurita, ci consente di trarre degli spunti di riflessione sulla comunicazione e non solo.
Ricostruiamo i dati “pubblici”. Sul profilo Facebook personale di Francesco Martucci, numero 1 della pizzeria I Masanielli di Caserta, compare questo messaggio:
Chiara Ferragni:
Buona sera vorrei prenotare un tavolo da lei, ha un Privee?
Io:
No Chiara non abbiamo privee
Per noi i clienti devono essere trattati tutti allo stesso modo
Grazie Francesco
Questo è il primo dato pubblico, a partire dal quale si scatena la polemica tra chi applaude questa scelta e chi no – con critiche anche pesanti da entrambe le parti – e comincia a fare il giro del web e dei giornali.
Martucci scrive pertanto un altro post sulla sua bacheca, per far notare che si sta alzando un polverone inesistente e ci tiene a precisare che non ha rifiutato nessuno e mai si permetterebbe.
La situazione, però, è purtroppo già sfuggita di mano e non manca nemmeno il colpo di scena con la replica della Ferragni su Instagram che, facendo diversi riferimenti alla “bufala”, fa capire che quella telefonata a I Masanielli non è stata effettuata né da lei né dal suo staff!
La conferma di ciò arriva, poi, anche dallo stesso Martucci, che scrive: «visto il clamore suscitato, ho ritenuto di dover approfondire la vicenda ed ho appurato da fonte diretta che la telefonata di cui tanto si sta parlando sulla stampa non è stata effettuata né dalla signora Ferragni né da nessuno del suo staff. Non era mia intenzione trarre vantaggi pubblicitari – di cui non ho certo bisogno – da quello che è risultato essere uno scherzo, per giunta di cattivo di gusto».
Quali spunti di riflessione possiamo trarre da questa vicenda? Sicuramente che sono stati commessi degli errori di gestione e di comunicazione.
Partendo dal presupposto che sia Martucci che Ferragni abbiano comunicato tutto ciò che è effettivamente accaduto, va considerato che un errore non da poco di Martucci è stato non verificare che la telefonata fosse davvero stata effettuata dalla Ferragni o dal suo staff, prima di pubblicare su Facebook.
Un personaggio pubblico non può “permettersi” errori di gestione e di comunicazione di questo tipo, anche se con l’intenzione genuina di mostrare i valori in cui crede e che testimonia col proprio lavoro. O meglio, può “permetterseli” pagando poi il costo di essere costretto ad investire tempo, energie e forse anche denaro a “spegnere i fuochi” che non aveva intenzione di accendere, ma che si sono tuttavia accesi con le sue azioni.
Il consiglio di lettura, per chi è interessato al tema degli errori da evitare, è il libro dal titolo Piccola filosofia dei nostri errori quotidiani, di Luc De Brabandere e Mikolajczak Anne, rispettivamente senior advisor di Boston Consulting Group e consulente specializzata in comunicazione istituzionale.

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